Negli ultimi dieci anni, il settore dell’autotrasporto in Italia ha affrontato una crisi profonda, con la scomparsa di oltre 21.000 aziende.
Secondo i dati di Infocamere, il numero totale di imprese è diminuito del 20,8%, passando da 101.935 a 80.687 unità tra il 2013 e il 2023. Questo calo è stato accompagnato da una crescente tendenza verso forme societarie più strutturate, spesso frutto di fusioni e acquisizioni, che hanno visto un incremento del 46,3% nel numero delle società di capitali.
Le ragioni alla base di questa crisi sono molteplici, fra cui principalmente l'”emergenza autisti”: più di 400.000 autisti non hanno rinnovato la carta di qualificazione dal 2019 al 2024, creando una carenza significativa nel settore. Questo problema è aggravato dalla mancanza di candidature e dalla fuga di autisti tra i 30 e i 50 anni, che hanno cercato opportunità lavorative in altri ambiti, come le consegne urbane cresciute con l’e-commerce.
L’emorragia di aziende ha portato anche a una diminuzione del fatturato del settore, stimata in circa un miliardo e mezzo di euro negli ultimi dieci anni, insieme a una riduzione del 41% delle merci trasportate.
Tuttavia, nonostante le difficoltà, si osserva un aumento della redditività e dell’efficienza gestionale per le aziende rimanenti, con un incremento medio del valore aggiunto del 32,75% tra il 2012 e il 2022.
La crisi dell’autotrasporto in Italia non mostra segnali immediati di miglioramento. La scarsità di autisti continua a rappresentare un ostacolo significativo per la ripresa del settore. Le aziende devono affrontare la sfida di attrarre nuovi talenti e modernizzare il proprio parco mezzi per rispondere alle esigenze emergenti del mercato e della sostenibilità ambientale .
Le cose non vanno meglio in altri paesi: ad esempio in Polonia dove la PKP Cargo (La più grande compagnia polacca di trasporto merci intermodale) ha licenziato oltre 4.000 dipendenti e ha richiesto una specie di amministrazione controllata.
Probabilmente la causa è da ricercare nella frenata dell’economia tedesca?
E allora come fare per rilanciare l’intero settore degli autotrasporti?
Si potrebbero implementare una serie di strategie che possano attrarre nuovi talenti e migliorare le condizioni lavorative esistenti. Ecco alcune proposte chiave:
Creare iniziative di formazione e sensibilizzazione per promuovere la professione di autista tra i giovani, attraverso campagne di comunicazione e borse di studio per il conseguimento delle patenti professionali. È essenziale far conoscere le potenzialità del settore e superare gli stereotipi negativi associati alla professione. Offrire moduli di formazione che combinano teoria e pratica, può preparare i nuovi autisti a gestire le sfide della professione in modo sicuro ed efficiente. E poi: stabilire legami con istituti tecnici superiori per informare gli studenti sulle opportunità nel settore dell’autotrasporto può contribuire a colmare il gap tra domanda e offerta di lavoro.
È altresì fondamentale migliorare le condizioni di lavoro degli autisti, offrendo orari più flessibili e supporto nella gestione dello stress lavorativo. Inoltre, l’adozione di tecnologie come la videosorveglianza può aumentare la sicurezza sul lavoro
È auspicabile infine un intervento a livello nazionale che preveda il rifinanziamento del Fondo Nazionale dei Trasporti e ristori per le aziende colpite dalla crisi, in particolare a causa dell’aumento dei costi energetici
Aspetto cruciale è che le associazioni di categoria, le imprese del settore e le istituzioni collaborino per discutere soluzioni efficaci. La creazione di tavoli di lavoro permanenti può aiutare a monitorare la situazione e implementare strategie condivise
In sostanza affrontare la crisi degli autisti richiede un approccio multifocale che integri formazione, miglioramento delle condizioni lavorative, interventi normativi e collaborazione tra i vari attori coinvolti nel settore dei trasporti.